UNI/PdR 193:2026: cosa cambia per gli enti di certificazione delle competenze digitali

05 Ottobre, 2026
UNI/PdR 193:2026: cosa cambia per gli enti di certificazione delle competenze digitali

Cosa cambia, in breve

La UNI/PdR 193:2026 è la prassi di riferimento che armonizza la certificazione delle competenze digitali secondo la ISO/IEC 17024. Fissa regole comuni per tutti gli enti di certificazione accreditati: livelli di padronanza, metodologia, indicatori di prestazione, requisiti di processo e piattaforme d'esame.

 

Per un ente di certificazione le conseguenze pratiche sono cinque:

  • l'ente mantiene il presidio diretto di tutte le attività critiche, senza deleghe a test center o filiere autonome;
  • l'intero processo diventa digitale, dalla domanda all'emissione del certificato, senza moduli cartacei;
  • l'esame si svolge in un'unica sessione, con superamento a step progressivi su tutti i livelli di padronanza;
  • la sorveglianza, in presenza o online, è proporzionata agli strumenti usati e richiede sempre la supervisione umana;
  • il certificato dura due anni, ha una struttura fissa e si integra con gli open badge.

I tre principi su cui si regge la prassi

Presidio diretto dell'ente

Progettazione delle prove, sessioni, sorveglianza, sicurezza della piattaforma e validazione dei risultati restano sotto il controllo dell'organismo di certificazione.

Processo interamente digitale

Domanda, identificazione, esame, valutazione, emissione e scadenza del certificato passano da flussi digitali tracciabili. Il cartaceo non è più ammesso.

Certificati interoperabili

Il certificato deve valere ovunque, in Italia e in Europa. Per questo la prassi fissa la struttura del certificato e introduce gli open badge.

Che cos'è la UNI/PdR 193:2026 e perché è nata

La ISO/IEC 17024 definisce il modello di accreditamento degli organismi che certificano le persone, ma non dice come devono essere svolti gli esami. In Italia coesistono molti enti accreditati, con Accredia come soggetto istituzionale di controllo, e fino a oggi mancavano regole comuni sulla certificazione delle competenze digitali.

 

Il bisogno è cresciuto con i bandi e i decreti che richiamano questo tipo di certificazione. A questo si aggiunge il principio di interoperabilità: un certificato deve avere validità non solo in Italia, ma in Europa e nel resto del mondo.

 

La prassi armonizza quindi livelli di padronanza, metodologia, ambiti, indicatori di prestazione, requisiti di processo e piattaforme d'esame. L'attenzione sulle piattaforme è forte perché la nuova versione della ISO/IEC 17024 introduce principi sull'uso dell'intelligenza artificiale, che entra negli esami sia dal lato dei candidati sia da quello degli enti.

Cosa non è più ammesso: deleghe, test center e filiere autonome

Il principio cardine è il presidio diretto dell'organismo di certificazione (ODC) su tutte le attività critiche:

  • progettazione e validazione delle prove;
  • pianificazione e gestione delle sessioni;
  • supervisione dello svolgimento;
  • gestione della sicurezza delle piattaforme;
  • validazione finale dei risultati.

 

Ne derivano divieti espliciti. Le attività critiche non si delegano a terzi, non sono ammessi test center o strutture con autonomia operativa, né una filiera distributiva o commerciale autonoma. Il subappalto dell'esame è vietato. Un allegato della prassi elenca i comportamenti non ammessi.

 

Un network di centri può ancora promuovere la certificazione, ma il rapporto contrattuale, di pagamento e di fatturazione deve essere diretto tra candidato ed ente di certificazione. L'ente deve poter ricostruire a ritroso ogni passaggio.

 

C'è poi la separazione tra formazione e certificazione. La prassi vieta che lo stesso soggetto eroghi formazione e certifichi: devono essere due entità distinte, anche fiscalmente. Su questo punto la ISO/IEC 17024 è più aperta.

Come si svolge l'esame: sessione unica e superamento a step

Il quadro di riferimento DigComp è organizzato per livelli di padronanza. La prassi stabilisce che l'esame copra tutti i livelli in un'unica sessione: il candidato avanza per step progressivi e il livello raggiunto è quello certificato.

 

Non sono più possibili esami solo sul livello base o solo sull'intermedio, né esami limitati ad alcuni ambiti di competenza. È un cambiamento concreto per chi oggi lavora su singoli livelli o su sottoinsiemi del quadro.

 

L'esame si svolge sulla piattaforma, senza prova orale. Per questo gli esperti tecnici che scrivono e validano le domande, e i sorveglianti che seguono le sessioni, hanno requisiti definiti dalla prassi.

Sorveglianza in presenza e online: livelli proporzionati agli strumenti

La prassi codifica le modalità di sorveglianza, cioè il proctoring:

  • In presenza, presso una sede dell'ente, sempre su computer. Serve anche il monitoraggio ambientale: videosorveglianza dell'area e conservazione delle registrazioni.
  • Online di livello minimo, con sorveglianza da remoto.
  • Online di livello avanzato, con il supporto dell'intelligenza artificiale.

 

Il rapporto tra sorveglianti e candidati cambia in base agli strumenti e alle tecnologie che l'ente adotta. L'IA è ammessa con limiti precisi, coerenti con l'AI Act: la supervisione umana resta obbligatoria e nessuna decisione sul candidato può essere automatica.

 

Per capire dove passa il confine tra un uso lecito e uno vietato dell'IA, leggi la nostra guida su IA e proctoring negli esami di certificazione.

Identità del candidato, minori e figure qualificate

L'identificazione del candidato segue una logica know your customer sempre attiva, a cui si aggiungono, dove applicabili, gli strumenti di identità digitale come SPID, CIE ed eIDAS.

 

Per i candidati minorenni serve l'autorizzazione dei genitori, un requisito già presente negli schemi precedenti.

 

I sorveglianti assumono un ruolo centrale, visto l'obbligo di operare su piattaforme digitali. La prassi prevede un sistema di qualifica dei proctor e, eventualmente, la loro certificazione.

Il certificato: due anni di validità, struttura fissa e open badge

Durata. Il certificato vale due anni e non prevede mantenimento. È il punto di equilibrio scelto dopo un confronto tra proposte che andavano da uno a quattro anni.

 

Contenuto. La prassi impone una struttura fissa delle informazioni riportate sul certificato. Chi valuta i candidati nei bandi pubblici potrà così confrontare certificati di enti diversi senza interpretare modelli differenti.

 

Open badge. La ISO/IEC 17024 non ne parla, la prassi sì: l'interoperabilità passa dagli open badge, destinati a un uso crescente a livello europeo.

 

Marchio. Sui certificati viene introdotto l'uso del marchio UNI, a pagamento.

UNI/PdR 193:2026 e ISO/IEC 17024: dove la prassi va oltre

TemaISO/IEC 17024UNI/PdR 193:2026
Formazione e certificazioneGestite tramite imparzialità e conflitti di interesseDivieto esplicito: due soggetti distinti
Esame e metodi di valutazioneRequisiti generaliSessione unica, step progressivi, livelli di sorveglianza
Competenze del personalePiù genericheRequisiti per esperti tecnici e sorveglianti
Certificato e marchioContenuti minimiStruttura fissa, durata di due anni, marchio UNI
InteroperabilitàNon trattataOpen badge

Quanto tempo avranno gli enti per adeguarsi

Una regola scritta non c'è ancora. È atteso che Accredia pubblichi una circolare che stabilisca i tempi di adeguamento e chiarisca cosa succede ai certificati già emessi. È presumibile che questi restino validi fino alla scadenza naturale.

 

Guardando ai precedenti, le finestre di transizione sono state di 6 o 12 mesi. Non si può escludere che sia il Ministero, presente al tavolo di lavoro, a fissare un termine.

 

Una cosa è chiara: non tutti gli enti hanno oggi piattaforme adeguate, e la prassi alza il livello di requisiti rispetto alla ISO/IEC 17024. Conviene iniziare a valutare processi e strumenti prima della circolare, non dopo.

Checklist per iniziare l'adeguamento

  1. Mappa ogni attività critica e verifica che sia sotto il tuo controllo diretto, senza deleghe.
  2. Rivedi i rapporti con centri esame e partner: contratto, pagamento e fatturazione devono essere diretti con il candidato.
  3. Verifica la separazione societaria tra formazione e certificazione.
  4. Elimina i moduli cartacei e porta online domanda, identificazione, esame ed emissione.
  5. Ripensa lo schema d'esame come sessione unica a step su tutti i livelli di padronanza.
  6. Scegli il livello di sorveglianza e verifica che la piattaforma registri le sessioni e lasci la decisione finale a una persona.
  7. Qualifica i sorveglianti e documenta le loro competenze.
  8. Aggiorna il modello di certificato, la durata di due anni e l'emissione di open badge.
  9. Aggiorna l'analisi dei rischi alla luce della prassi.

Domande frequenti

È una prassi di riferimento UNI che armonizza la certificazione delle competenze digitali secondo la ISO/IEC 17024. Definisce livelli di padronanza, metodologia, requisiti di processo, modalità di sorveglianza e piattaforme d'esame comuni a tutti gli enti accreditati.

Non per le attività critiche. La prassi vieta la delega a test center o strutture con autonomia operativa e il subappalto dell'esame. Un network può promuovere la certificazione, ma il rapporto contrattuale e di pagamento deve essere diretto tra candidato ed ente.

Due anni, senza mantenimento. Il certificato ha una struttura fissa e si integra con gli open badge per garantire l'interoperabilità.

Sì. La prassi prevede la sorveglianza in presenza e due livelli di sorveglianza online, uno minimo e uno avanzato con il supporto dell'intelligenza artificiale. In ogni caso serve la supervisione umana e la decisione finale spetta a una persona.

Le regole di transizione saranno definite da Accredia. È presumibile che i certificati già emessi mantengano la validità fino alla scadenza naturale.

No. La prassi richiede che formazione e certificazione siano svolte da due soggetti distinti, anche dal punto di vista fiscale.

Guarda il webinar completo sulla UNI/PdR 193:2026

Un'ora con Franco Fontana, delegato UNI, l'Avv. Nicola Fabiano e Daniele Savoretti di TechNet Learning: cosa chiede la prassi agli enti di certificazione, dove si ferma l'IA negli esami e come si svolge una sessione sorvegliata conforme.